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Riceva le offerte immobiliari che sta cercando prima che vengano messe sul mercato.
Data
21.3.2024
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Nel 2022 e nel 2023, il mercato immobiliare statunitense è stato scosso da un forte aumento dei tassi di interesse sui mutui. Questi sono saliti a volte fino a un allarmante 8% e hanno portato a un significativo raffreddamento del mercato. Alcune regioni sono state particolarmente colpite, con un calo dei volumi di compravendita del 30-50%.
Un altro indicatore delle tensioni del mercato è l'”Indice di accessibilità abitativa”, che mostra quale percentuale del reddito deve essere spesa per i costi dell’abitazione. In alcuni mercati, come Denver con il 40%, Orlando con il 35% e Phoenix con il 33%, questo indice ha raggiunto livelli allarmanti, superando il valore critico del 33%.
Il drastico calo degli acquirenti della generazione dei millennial (nati tra il 1981 e il 1995) è particolarmente allarmante: si passa dal 43% dell’anno precedente al 28% del 2023. Questo calo è dovuto principalmente al basso patrimonio netto di questa fascia d’età, che rende sempre più difficile per loro permettersi un immobile. Al contrario, i baby boomer (nati tra il 1946 e il 1965) sono attualmente il gruppo più numeroso di acquirenti con una quota del 39%.
La necessità di scendere a compromessi nella ricerca di un immobile è diventata una realtà per molti acquirenti: il 62% è costretto a ridurre il proprio budget, il 51% si concentra su case più piccole e il 28% è costretto ad ampliare il proprio raggio di ricerca. Questi sviluppi sottolineano le crescenti sfide del mercato immobiliare.
Al momento, tuttavia, ci sono segnali di un leggero allentamento: sia l’inflazione che i tassi di interesse sono in calo, con i tassi dei mutui attualmente al 6,9%. Le previsioni delle principali banche ipotecarie, come Fannie Mae, Mortgage Bankers Association e Wells Fargo, indicano un’ulteriore riduzione dei mutui, che si attesteranno tra il 5,5 e il 6,1% entro la fine del 2024.

Durante il nostro recente viaggio a New York, abbiamo avuto il privilegio di visitare due eccezionali progetti immobiliari che si distinguono per la loro unicità e le loro caratteristiche di lusso. Le visite, rese possibili dalla rinomata agenzia immobiliare Corcoran, ci hanno permesso di conoscere a fondo il mondo degli immobili di fascia alta nel cuore di New York.
Il primo progetto, “On High Line”, è uno sviluppo mozzafiato a Chelsea Hudson Yards che stabilisce nuovi standard grazie alla sua posizione e ai suoi servizi. Con 236 residenze e un valore di mercato di oltre 1,4 miliardi di dollari, questo progetto rappresenta l’apice del lusso urbano. La fascia di prezzo degli appartamenti è altrettanto impressionante: le unità più costose vengono vendute per oltre 17,5 milioni di dollari. Persino un posto auto in questo prestigioso complesso è una dichiarazione di lusso a 750.000 dollari. L’agente immobiliare che ci ha mostrato il complesso è uno dei migliori agenti degli Stati Uniti, con vendite di oltre 500 milioni di dollari solo lo scorso anno: una testimonianza dell’esclusività e della posizione ricercata di “On High Line”.

Il secondo progetto, “111 West 57th Street”, è una meraviglia architettonica caratterizzata da una silhouette slanciata e da un’altezza straordinaria. Con i suoi 435 metri, questo grattacielo non è solo uno degli edifici più alti, ma anche uno dei più stretti al mondo. Le residenze, che occupano ciascuna un intero piano, offrono un lusso e una privacy senza pari in questa frenetica metropoli. La maisonette che abbiamo visitato al 57° piano, con una superficie di 605 metri quadrati, è stata pubblicizzata al prezzo di 54,6 milioni di dollari. È interessante notare che in questo edificio non ci sono posti auto, il che sottolinea l’aspettativa che i residenti abbiano un autista personale. I costi di manutenzione mensili di 17.000 dollari, oltre a una somma altrettanto elevata per le tasse di proprietà, sottolineano l’impegno finanziario che comporta un tale lusso.

Gli acquirenti di queste squisite residenze sono principalmente persone che hanno questi appartamenti come terza, quarta o addirittura quinta casa. Questi acquirenti internazionali spesso possiedono proprietà nelle zone più esclusive come gli Hamptons, la Florida e Aspen e vedono l’appartamento di New York come un altro gioiello nella loro collezione di case di lusso. Le transazioni vengono solitamente effettuate in contanti, il che sottolinea la forza finanziaria di questo gruppo di acquirenti.
Purtroppo il tempo non è stato clemente durante la nostra visita e ci è stata negata la famosa vista su Central Park. Ciononostante, l’esperienza è stata estremamente piacevole e suggestiva, anche per chi come noi ha paura dell’altezza.

Questi tour non solo ci hanno permesso di avere una visione rara di due dei progetti immobiliari più spettacolari di New York, ma anche di comprendere a fondo le dinamiche e l’esclusività del mercato immobiliare di fascia alta di questa vivace città.
Negli ultimi tempi, il settore immobiliare statunitense ha affrontato una serie di sfide che hanno implicazioni di vasta portata per gli agenti, gli acquirenti e il settore nel suo complesso. Oltre ai tassi di interesse già elevati che stanno avendo un impatto significativo sul mercato, le azioni legali collettive intentate dagli acquirenti contro le società di intermediazione hanno fatto scalpore. Gli acquirenti si lamentano delle commissioni uniformemente alte che devono essere pagate agli agenti immobiliari, anche se non conoscono a sufficienza gli immobili in questione. Questo problema ricorda molto le discussioni in Germania, dove il principio “l’acquirente paga” nel mercato degli affitti ha portato a far sì che i costi dell’agente immobiliare debbano essere sostenuti interamente dalla parte che commissiona l’incarico, cioè di solito il proprietario.
Grandi società di agenzie immobiliari come RE/MAX, Anywhere e Keller Williams sono state costrette a pagare ingenti multe per uscire da queste controversie legali. I querelanti della class action sostenevano che le commissioni venivano mantenute costantemente alte e che si verificava una fissazione dei prezzi tra gli operatori del mercato.
Un altro argomento esplosivo è l’aggressiva espansione di CoStar, un gigante tra le società di private equity che sta acquistando sempre più portali immobiliari. Rispetto a CoStar, persino Immoscout.de o lo Swiss Marketplace Group sono piccoli attori. CoStar deteneva già una posizione significativa nel settore degli immobili commerciali prima dell’acquisizione di piattaforme come Homesnap, flats.com e Homes.com. Le nuove acquisizioni negli Stati Uniti e i marketplace acquistati in Europa (ad esempio onthemarket.com nel Regno Unito) puntano ora al mercato globale degli immobili residenziali con il chiaro obiettivo di diventare il leader del mercato. A tal fine, negli Stati Uniti vengono investiti 600 milioni di dollari all’anno per la crescita di Homes.com. In confronto, il budget pubblicitario di Zillow è stimato in 150 milioni di dollari. Nel terzo trimestre del 2023, Zillow aveva riserve di liquidità per oltre 3,2 miliardi di dollari, rispetto agli oltre 5 miliardi di dollari di CoStar.
Ciò che distingue CoStar da Zillow è la sua strategia B2B. CoStar offre dati e analisi dettagliate per gli agenti, mentre Zillow, in quanto marketplace con una strategia B2C, si concentra sugli annunci immobiliari e sugli strumenti per chi cerca/acquista. Per gli agenti immobiliari, il portale Homes.com (di CoStar), ad esempio, offre la promessa “Your listing, your lead”, il che significa che gli agenti immobiliari sono in prima linea e ricevono direttamente i lead senza doverli acquistare mettendoli all’asta al miglior offerente, una pratica costante di Zillow o Immoscout.de.
Questi sviluppi nel settore immobiliare statunitense segnano un cambiamento significativo. I gesti minacciosi dei presunti “cavalieri bianchi” SMG, secondo i quali Facebook o Google avrebbero presto preso il controllo del settore immobiliare, non si sentono negli Stati Uniti. Tuttavia, sembra chiaro che le piccole agenzie immobiliari prive di un marchio si perderanno in questa competizione tra giganti. Non sorprende quindi che negli ultimi anni grandi società in franchising e società quotate in borsa come RE/MAX, Keller Willams Reality, Coldwell Banker, Berkshire Hathaway HomeServces, Anywhere Real Estate e Compass Group abbiano acquisito piccole agenzie immobiliari o siano scomparse del tutto.

L’intelligenza artificiale (AI) è stata al centro delle discussioni della conferenza Inman Connect NYC, ma la realtà che si cela dietro il clamore ci ha lasciato un po’ disillusi. La complessità e l’opacità degli algoritmi di IA, anche per gli sviluppatori, rappresentano una sfida notevole. È ironico che i creatori di queste tecnologie spesso non riescano a spiegare completamente come i loro algoritmi arrivino ai risultati.
L’Intelligenza Artificiale si è da tempo espansa oltre le applicazioni testuali, fino ad arrivare al mondo della fotografia e della videografia. Sono stati presentati numerosi strumenti utili che dimostrano quanto l’IA sia già progredita in queste aree grafiche. Questo dimostra che l’IA non è solo ChatGPT: è un ecosistema completo che permea tutti gli aspetti della nostra vita digitale.
L’uso degli algoritmi è ormai onnipresente su piattaforme come X (precedentemente noto come Twitter), Instagram, Snapchat, Facebook, TikTok e YouTube. YouTube, in particolare, sta promuovendo i formati video più lunghi, che spesso possono essere interrotti da annunci pubblicitari (a pagamento), mentre i contenuti più brevi, inferiori a 60 secondi, non ottengono le stesse prestazioni dei video più lunghi, che idealmente dovrebbero essere compresi tra 1-3 minuti, con una tendenza verso formati ancora più lunghi.
L’obiettivo principale di questi algoritmi è quello di mantenere gli utenti sulla piattaforma più a lungo, fornendo loro contenuti rilevanti. In definitiva, le piattaforme mirano a diventare la forza dominante nello spazio digitale massimizzando i contenuti e il numero di utenti. Questo obiettivo commerciale spinge ad adattare costantemente gli algoritmi per attirare e trattenere l’attenzione degli utenti in un panorama digitale sempre più inondato.
Sul palco della conferenza Inman Connect NYC c’erano i rappresentanti di OpenAI che hanno condiviso un’affascinante visione del futuro del lavoro. Affermando che la ChatGPT cambierà il 60% dei lavori, hanno chiarito che siamo solo all’inizio di uno sviluppo di vasta portata. Questa intuizione è particolarmente importante per i broker e gli imprenditori che cercano di essere efficienti e di migliorare le loro relazioni con i clienti in un ambiente sempre più digitalizzato.
L’utilizzo di ChatGPT e di strumenti di AI simili promette di rivoluzionare il modo in cui lavoriamo, automatizzando le attività ripetitive e che richiedono molto tempo. Questo apre nuove opportunità per occuparsi dei problemi dei clienti in modo più intensivo e personalizzato, un approccio che è già stato perseguito in passato attraverso l’automazione del marketing. Ora si prevede che l’automazione digitale raggiunga una nuova dimensione con l’aiuto degli strumenti di intelligenza artificiale.
In una sessione degna di nota, un broker ha consigliato di personalizzare il sistema attraverso una formazione mirata, ponendo a ChatGPT domande specifiche sulla loro attività. È stato suggerito di definire delle personas di acquirenti e venditori con le loro esigenze specifiche e i loro punti dolenti per sviluppare un profilo mirato e basato sull’intelligenza artificiale. È interessante notare che il ChatGPT potrebbe essere messo alla prova adottando un tono specifico e deciso quando le risposte non sono soddisfacenti o addirittura sottolineando l’importanza della risposta per il suo lavoro, al fine di ottenere potenzialmente le informazioni desiderate al terzo tentativo.
Un’area che solleva ancora dubbi è l’utilizzo dei dati inseriti nel contesto dei progetti open source. Le preoccupazioni relative alla protezione e alla sicurezza dei dati sono particolarmente rilevanti in questo contesto.
Un caso clamoroso è la causa intentata dal New York Times contro ChatGPT, che riguarda il possibile utilizzo di contenuti protetti dagli archivi del giornale. Altri editori, invece, come Axel Springer, hanno deciso di rilasciare i propri archivi per l’utilizzo in cambio di un pagamento.
Un’altra questione critica è la diffusione di fake news attraverso l’IA. La capacità del sistema di memorizzare ed elaborare informazioni false solleva importanti interrogativi sull’affidabilità e sull’attendibilità dei contenuti generati dall’IA.
Le implicazioni del ChatGPT e di tecnologie AI simili per il mondo del lavoro sono profonde e complesse. Se da un lato offrono enormi opportunità per aumentare l’efficienza e il servizio clienti, dall’altro è necessario considerare attentamente gli aspetti etici, legali e di sicurezza. Siamo all’inizio di una rivoluzione che cambierà in modo permanente il nostro modo di lavorare.
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